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Bibliografia

La vasta diffusione dei computer è dovuta alla versatilità di questo strumento dotato di una capacità pressochè illimitata di manipolazione di simboli: esso infatti permette di risparmiare fatica e consente manipolazioni simboliche più estese di quelle che riusciremmo ad eseguire in base alle nostre capacità naturali. In quest'ottica va inquadrato l'utilizzo del computer come aiuto per i portatori di handicap: per l'handicap di natura fisica il computer costituisce una possibile interfaccia tra il soggetto e l'ambiente circostante mentre per altri tipi di handicap possono essere utilizzati programmi di apprendimento guidato o di simulazione.
 
Il volume si occupa dei disturbi dell'apprendimento scolastico: gli alunni che ne sono affetti raramente sono "certificati". Questo significa che essi non possono avere un sostegno e, come conseguenza, che sviluppano spesso un pessimo rapporto con la scuola e con lo studio in generale. Nella prima parte gli A. forniscono una serie di consigli per il miglioramento della velocità e della correttezza della lettura, della scrittura e della comprensione e produzione del testo scritto. Si occupano inoltre delle abilità di calcolo e della soluzione dei problemi di matematica. Nella seconda parte vengono affrontate le difficoltà "aspecifiche", non collegate cioè a specifiche difficoltà di apprendimento: difficoltà attentive, visuospaziali, legate a disagi emotivo-relazionali. Viene affrontato inoltre il problema dei disturbi misti di apprendimento, di quegli alunni cioè che hanno prestazioni inferiori ai livelli attesi in più aree di apprendimento. Nella terza parte infine vengono descritti i modelli sperimentali da utilizzare per la misura degli effetti del trattamento.
 
In questo articolo si mostra come alcuni studenti autistici abbiano manifestato abilità cognitive, di lettura, di scrittura e di calcolo del tutto insospettate grazie alla tecnica della comunicazione facilitata. Viene illustrata brevemente tale tecnica che prevede la presenza di un "facilitatore" che affianca il soggetto reggendogli l'avambraccio o la mano. Tale sostegno serve anche per aiutare a cominciare a scrivere e per trasmettere sostegno emozionale. Il facilitatore non interviene nella scelta delle lettere nè di altri elementi come immagini o forme geometriche e dovrebbe attenuare gradatamente il sostegno fisico. Vengono illustrati diversi esempi di applicazione di tale tecnica con bambini e ragazzi autistici a dimostrazione della sua efficacia.
 
La pubblicazione riporta i contributi di autorevoli studiosi in materia dei disturbi dell'apprendimento, raccolti in occasione del 4° convegno "Imparare: questo è il problema. La dislessia da dove viene e dove va" e del 5° convegno "Imparare: questo è il problema. Contorni e dintorni della dislessia. Sviluppo, educazione, istruzione, riabilitazione, emozioni, relazione nel bambino con DSA". La dislessia viene affrontata da un punto di vista neuropsicologico, funzionale e riabilitativo con attenzione particolare ai fattori contestuali e psicologici. Intento del Servizio Minori, che si occupa di disturbi dell'apprendimento, è quello di promuovere un momento formativo di alto livello. In quest'ambito si riconosce il diritto di ogni bambino con DSA ad una diagnosi accurata ed esauriente che definisca la qualità e l'entità del disturbo, per definire l'ambito dell'apprendimento scolastico compromesso (lettura, scrittura, calcolo) e il tipo di difficoltà che può essere di ordine fonologico, visuo-percettivo, meta cognitivo e linguistico. Il secondo diritto da garantire è quello della possibilità di avvalersi, nei casi più gravi, di un apprendimento individualizzato in grado di assicurare un percorso scolastico adeguato alle difficoltà cognitive o sensoriali.
 
L'articolo propone una riflessione sul tema della "comunicazione facilitata" attraverso personal computer o altri strumenti, aiutata da un adulto facilitatore e rivolta a persone autistiche o con gravi disturbi della comunicazione. Il metodo della comunicazione facilitata ha suscitato reazioni, positive e negative, molto forti: da un lato, sostenitori entusiasti ne evidenziano le potenzialità per sviluppare una conoscenza più appronfondita di alcuni disturbi evolutivi e un rapporto nuovo con i soggetti che ne sono affetti; dall'altro viene duramente criticato perchè non ne sono chiari i presupposti teorici e, in condizioni sperimentali, si è dimostrato inefficace. L'autore esplora i precedenti storici e propone un punto di vista allo stesso tempo cauto ed aperto.
 
I bambini sordi, indipendentemente dalle loro abilità cognitive, presentano difficoltà di apprendimento specifiche. La più nota ed evidente è quella che riguarda l'uso della lingua scritta. Per aiutare il bambino sordo a superare o a ridurre questa difficoltà servono percorsi didattici molto mirati e strumenti molto specifici. Il software didattico, classificato in tre differenti tipologie, può offrire molte possibilità per avvicinare i bambini audiolesi alla realtà.
 
Il volume raccoglie gli atti di due recenti convegni sulle tematiche del ritardo mentale e dell'autismo, spaziando dalle problematiche di ordine clinico all'integrazione scolastica passando dalle diverse tecniche di riabilitazione fino all'utilizzo dell'informatica, soffermandosi anche su tecniche particolari quali l'approcchio TEACCH, la comunicazione aumentativa alternativa, l'arteterapia e la pet-therapy.
 
Le AA. analizzano le problematiche legate all'apprendimento relative a studenti non vedenti o ipovedenti ed evidenziano i punti critici del percorso scolastico soprattutto nelle fasi iniziali legate alle disabilità di base quali lettura, scrittura e calcolo. Sottolineano quindi le possibilità che offre l'utilizzo del computer e danno diverse indicazioni sulle caratteristiche della postazione informatica e sui possibili software.
 
L' avvento delle tecnologie multimediali ha suscitato grandi aspettative riguardo alla loro applicazione nell'educazione di alunni con difficoltà di apprendimento. L'articolo riporta un'esperienza di lavoro con software multimediali condotta con un gruppo di studenti in situazione di handicap di scuola media. Vengono evidenziate le potenzialità di questo approccio - che favorisce un apprendimento più attivo e collaborativo e lo sviluppo di un atteggiamento metacognitivo - e le difficoltà che presenta per questa categoria di studenti, legate principalmente alla complessità del messaggio multimediale. In particolare vengono analizzati: l'uso dei simboli, proprio della multimedialità; la forma ipertestuale come variazione rilevante nell'approccio apprenditivo; l'aspettativa legata all'aumento della dimensione strategica dell'attività di ricerca ed esplorazione proposta dal programma multimediale. (EDS). L'articolo presenta l'esperienza condotta dall'associazione "La nostra famiglia" su 30 alunni preadolescenti con ritardo mentale. La scelta di utilizzare software multimediali a carattere didattico come strumenti per raggiungere traguardi d'apprendimento è giustificata dalla più diretta fruibilità del simbolo (che il software multimediale offre contemporaneamente in forma iconica, verbale, sonora) che presenta un minor grado di astrazione rispetto a quello tradizionale, legato alla parola scritta. Gli AA. osservano alcune fondamentali differenze tra l'apprendimento classico, basato sul libro, e quello qui sperimentato. Il processo cognitivo legato all'utilizzo di programmi multimediali è infatti teso principalmente al raggiungimento della consapevolezza (e non più della competenza) intesa come processo metacognitivo di riflessione, controllo e presa di coscienza sui propri processi di indagine e di pensiero; gli alunni non apprendono contenuti stabiliti una volta per tutte, ma compiono veri e propri percorsi di ricerca, affiancati da insegnanti che assumono un ruolo sempre meno direttivo e sempre più collaborativo; sono sostenuti e rinforzati da feedback costruttivi piuttosto che valutativi e, quindi, motivati a mettere in atto stili cognitivi individuali. (PSI)
 



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