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Bibliografia

L'A. affrontra i problemi connessi all'apprendimento del linguaggio informatico da parte di alunni sordi. Sostiene la necessità di utilizzare insieme linguaggio orale, scritto e lingua dei segni: il docente di informatica deve partire dalla comunicazione visiva cui deve prestare particolare attenzione, anche per le ulteriori difficoltà create dal fatto che la lingua dell'informatica non è l'italiano ma l'inglese. Grande cura deve mettere anche nella disposizione dell'aula e nelle proprie posture. Insieme, vanno studiati sistemi che rendano agevole la comprensione del testo che compare sul monitor. Per colmare la distanza che comunque resta è necessario che al docente si affianchi un insegnante di LIS che consenta di rafforzare quanto appreso.
Autore: Andrea Borri
Data: 2006
 
Si tratta di una descrizione della LIS (Lingua Italiana dei Segni), basata su studi condotti negli ultimi dieci anni presso l'Istituto di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il libro è diviso in tre parti: una parte descrittiva, in cui si espongono i principi e i meccanismi fondamentali di questo tipo di linguaggio (primo tra tutti la mancanza di arbitrarieta); una parte pedagogica in cui, oltre ad esaminare i meccanismi cognitivi, linguistici e relazionali dell'acquisizione del linguaggio del bambino udente e le differenze esistenti con il bambino sordo, si affronta anche il problema dell'inserimento del bambino non udente nella scuola mettendo a confronto il nostro sistema scolastico con quelli di altri paesi; infine una parte applicativa, nella quale si evidenzia la complessità e ricchezza del comportamento linguistico dei sordi rispetto al codice verbale e si sottolinea l'estrema utilità di recenti tecnologie informatiche e multimediali nell'educazione dei sordi.
 
Le AA. riportano un progetto di intervento educativo sperimentato in un Istituto per sordomuti di Roma. Il soggetto, una bambina pluriminorata da otto anni, presenta una completa inefficacia comunicativa nonostante la sua forte intenzionalità. Gli operatori, dopo una serie di risultati fallimentari, elaborano un progetto di intervento che, prescindendo dai normali canali di adattamento e socialità, privilegi gli aspetti relazionali. Utilizzano due tipi di strumenti: 1. gli audiovisivi, che permettono una rapida acquisizione di conoscenze e favoriscono lo sviluppo di abilità cognitive; 2. una forma di comunicazione visivo-gestuale definita LIS (Lingua Italiana dei Segni), in modo che il soggetto possa imparare a decontestualizzare, cioè ad utilizzare il segno e non il contatto diretto con l'oggetto. La bambina non solo scopre la propria capacità comunicativa, ma inizia anche a collaborare attivamente e a recepire le nuove stimolazioni didattiche.
 
Le AA. riportano un progetto di intervento educativo sperimentato in un Istituto per sordomuti di Roma. Il soggetto, una bambina pluriminorata da otto anni, presenta una completa inefficacia comunicativa nonostante la sua forte intenzionalità. Gli operatori, dopo una serie di risultati fallimentari, elaborano un progetto di intervento che, prescindendo dai normali canali di adattamento e socialità, privilegi gli aspetti relazionali. Utilizzano due tipi di strumenti: 1. gli audiovisivi, che permettono una rapida acquisizione di conoscenze e favoriscono lo sviluppo di abilità cognitive; 2. una forma di comunicazione visivo-gestuale definita LIS (Lingua Italiana dei Segni), in modo che il soggetto possa imparare a decontestualizzare, cioè ad utilizzare il segno e non il contatto diretto con l'oggetto. La bambina non solo scopre la propria capacità comunicativa, ma inizia anche a collaborare attivamente e a recepire le nuove stimolazioni didattiche.
 



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