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Bibliografia

L'articolo racconta l'incontro e la relazione dell'A. con Franco, 8 anni, bambino con tratti autistici, e con gli insegnanti e i compagni della scuola elementare che lo accoglie. L'A. pone in risalto le riflessioni iniziali dell'intero gruppo docente per capire come entrare in rapporto con Franco, rispettandolo e aiutandolo, senza forzarlo nel suo percorso di avvicinamento agli altri e alla scuola. Viene quindi sottolineata l'importanza della ricerca di strumenti mediatori per il rapporto con l'adulto. "Occorreva programmare un intervento strutturalmente diverso, che ci permettesse di agganciarci alle tappe evolutive che precedono la nascita di un reale rapporto interpersonale". L'oggetto mediatore, che nel caso di Franco è stato individuato nel computer, si è rivelato oggetto capace di forzare la sua chiusura comunicativa.
 
Nell'ambito di una ricerca promossa dall' IRRSAE Liguria, sull' inserimento di audiolesi nella scuola dell' obbligo, è emersa l' importanza del calcolatore quale strumento di integrazione. Nella prima parte dell' articolo sono descritte le esperienze compiute in alcune situazioni scolastiche, volte ad accertare la validità di metodologie informatiche di comunicazione e di insegnamento. Nella seconda parte si evidenziano i limiti di tali esperienze: l' isolamento in cui si trovano i bambini sordi e la precarietà di docenti di sostegno. Nell' ultima parte si illustra il Progetto di Rete del CNR finalizzato alla creazione di una struttura di coordinamento telematico tra le varie scuole frequentate da bambini sordi. Con lo scopo di superare i limiti precedentemente evidenziati, il progetto è divenuto esecutivo dal settembre del 1989. E' presente una bibliografia
Autore: Maria Pia Conte
Data: 1990
 
Gli AA, dopo aver brevemente presentato le caratteristiche dell'autismo e di alcuni programmi educativi, propongono numerose schede di lavoro, raggruppate per aree, dall'area affettivo-relazionale a quella della comunicazione e del linguaggio, da quella dell'autonomia a quella motoria e quella cognitiva. Per ognuna, dopo una breve analisi teorica, vengono presentate semplici attività e indicati strategie e strumenti, anche informatici, per poter ottenere risultati positivi.
 
L'articolo racconta l'esperienza professionale e personale condotta da un insegnante di sostegno con un bambino di sette anni dai tratti autistici e per questo caratterizzato da difficoltà profonde di relazione e di condivisione di spazi, tempi e regole comuni. L'A. colloca questa situazione specifica all'interno di una riflessione sul senso educativo possibile per chi sta accanto, nella scuola, a bambini con deficit psichici gravi e con marcati disturbi relazionali. Il lavoro educativo che diventa ricerca di strategie, modalità, mediazioni adeguate per trovare spiragli nel rapporto con il bambino e per costruire una base per eventuali apprendimenti. Nel caso riportato dall'articolo questa funzione mediatrice è stata svolta dal computer che diventa un esempio riuscito di utilizzo di comunicazione facilitata che, guidata dall'adulto, delinea un percorso per avvicinarsi ad un'identità più stabile e sicura.
 
Durante il Convegno di Rimini è stata presentata un'esperienza secondo la quale è possibile utilizzare il 'computer' anche nel recupero di bambini con gravi difficoltà di apprendimento. Questo strumento è stato affiancato alle normali terapie di psicomotricità e logopedia, all' interno delle strutture pubbliche riabilitative. I bambini interessaati sono portatori di handicap cognitivi, cioè presentano soprattutto difficoltà nell' apprendimento della lettura e della scrittura. Secondo la teoria procedurale dell' acquisizione delle competenze, che prende avvio dall' informatica, tali difficoltà di apprendimento sono interpretabili come errori nell' applicazione di alcune procedure cognitive generali. L' errore, tuttavia, va analizzato e compreso a fondo, perchè proprio attraverso di esso si arriva a sviluppare nel soggetto una data abilità. Si può utilizzare, così, la costruzione di algoritmi e diagrammi a blocchi nella comunicazione didattica, per guidare lo sviluppo delle capacità logiche di base, con fini di espressione, previsione e azione diretta sulla realtà. In particolare, possono essere risolti i problemi di linguaggio, soprattutto il passaggio da significante a significato, mediante i linguaggi artificiali. In generale, un'impostazione didattica deve considerare le differenze tra i bambini nei ritmi di apprendimento, nello sviluppo mentale e le diverse capacità di ritenzione individuali. Dopo aver elaborato una diagnosi sull' handicap, l' insegnante può predisporre itinerari individualizzati, basati sulle esigenze di sviluppo specifiche del singolo bambino. Nell' esperienza citata sono stati utilizzati, ad es., lo "structured reinforcement" (per la rilevazione oggettiva delle conoscenze, la registrazione dei progressi e dei risultati, ad es. nella balbuzie ed altre difficoltà di lettura), i "mathematical skills" (per le abilità logico-matematiche), i video-giochi (per la capacità di previsione, la motricità fine, il coordinamento) e il "word processing" (molto positivo soprattutto nei suoi ultimi sviluppi)
 
La necessità quotidiana di comunicare trova la sua migliore realizzazione nell'uso della parola: qualora tale canale non sia utilizzabile la comunicazione si rivela un problema grave e reale. La "comunicazione alternativa" si occupa di realizzare tecniche che permettano di soddisfare tali necessità. In questo articolo si presenta una di queste tecniche, il Metodo Bliss (MB), che utilizzando una serie di simboli iconografici permette a persone afasiche di comunicare attraverso un computer. Tutti i simboli, detti Blissymbol, sono raggruppati in una tabella cartacea usata nella comunicazione, e la loro sequenza è la frase che l' interlocutore sarà in grado di decifrare, grazie al significato in linguaggio naturale
Autore: Lorella Colombini
Data: 1991
 
L'A. affrontra i problemi connessi all'apprendimento del linguaggio informatico da parte di alunni sordi. Sostiene la necessità di utilizzare insieme linguaggio orale, scritto e lingua dei segni: il docente di informatica deve partire dalla comunicazione visiva cui deve prestare particolare attenzione, anche per le ulteriori difficoltà create dal fatto che la lingua dell'informatica non è l'italiano ma l'inglese. Grande cura deve mettere anche nella disposizione dell'aula e nelle proprie posture. Insieme, vanno studiati sistemi che rendano agevole la comprensione del testo che compare sul monitor. Per colmare la distanza che comunque resta è necessario che al docente si affianchi un insegnante di LIS che consenta di rafforzare quanto appreso.
Autore: Andrea Borri
Data: 2006
 
Il testo riporta gli atti del convegno organizzato a Langhirano (PR) il 3/12/93 dall'Istituto Tecnico Statale ad ordinamento speciale e dal Centro Provinciale di Integrazione Scolastica. La scuola superiore da alcuni anni si confronta con maggiore attenzione sul problema della presenza del disabile al suo interno. Ciò ha comportato la necessità di trovare nuove strade, risorse e strategie per far sì che l'inserimento divenga reale integrazione e occasione di sviluppo delle potenzialità di tutti gli alunni. Indice: La ricerca della qualità per tutti (Canevaro, Andrea). I disabili nella scuola superiore: educare per superare pregiudizi e stereotipi (Gelati, Maura). L'integrazione nella scuola superiore in Emilia Romagna (Cantoni, Maria Giovanna). Professionalità docente e integrazione (Giusti, Mariangela). Ausili informatici e telematici per la comunicazione e la didattica dei disabili (Tronconi, Alberto). Integrazione scolastica e strumenti informatici (Capone, Carlo). Disabili sensoriali nella scuola superiore (Monica, Adriano). Scuola superiore e disabili psichici (Balboni, Lucia). Progetto Maometto: per integrare nella scuola un portatore di handicap (Rossi, Vittoria). Accordi programmatici interistituzionali e centri di documentazione per l'integrazione (Steiner Lupi, Francesca).
 
E' necessario che la comunicazione rivolta agli autistici aiuti a superare le loro difficoltà relazionali attraverso strategie facilitatorie. Queste strategie comportano un uso esteso di analogie e similitudini. Le nuove tecnologie possono fare molto in questo campo.
Autore: Andrea Canevaro
Data: 2003
 
In questo articolo si mostra come alcuni studenti autistici abbiano manifestato abilità cognitive, di lettura, di scrittura e di calcolo del tutto insospettate grazie alla tecnica della comunicazione facilitata. Viene illustrata brevemente tale tecnica che prevede la presenza di un "facilitatore" che affianca il soggetto reggendogli l'avambraccio o la mano. Tale sostegno serve anche per aiutare a cominciare a scrivere e per trasmettere sostegno emozionale. Il facilitatore non interviene nella scelta delle lettere nè di altri elementi come immagini o forme geometriche e dovrebbe attenuare gradatamente il sostegno fisico. Vengono illustrati diversi esempi di applicazione di tale tecnica con bambini e ragazzi autistici a dimostrazione della sua efficacia.
 
L'articolo propone una riflessione sul tema della "comunicazione facilitata" attraverso personal computer o altri strumenti, aiutata da un adulto facilitatore e rivolta a persone autistiche o con gravi disturbi della comunicazione. Il metodo della comunicazione facilitata ha suscitato reazioni, positive e negative, molto forti: da un lato, sostenitori entusiasti ne evidenziano le potenzialità per sviluppare una conoscenza più appronfondita di alcuni disturbi evolutivi e un rapporto nuovo con i soggetti che ne sono affetti; dall'altro viene duramente criticato perchè non ne sono chiari i presupposti teorici e, in condizioni sperimentali, si è dimostrato inefficace. L'autore esplora i precedenti storici e propone un punto di vista allo stesso tempo cauto ed aperto.
 
Fino a due anni l'A. è un bambino normale. All'improvviso, e inspiegabilmente, piomba in un mutismo assoluto e tronca ogni contatto con il mondo esterno compresi i genitori che assistono impotenti alla sua trasformazione: la diagnosi medica rivela che si tratta di autismo. L'A. si ritira in sé stesso, la realtà lo terrorizza e l'unica barriera contro i pericoli che lo minacciano dall'esterno è il silenzio. Il volume contiene la raccolta di messaggi che Birger ha iniziato a scrivere a diciotto anni con il computer, grazie al metodo della comunicazione assistita, e che svelano l'estrema solitudine e la disperata angoscia in cui gli autistici vivono relegati. I suoi giudizi sulla propria condizione dimostrano sorprendente lucidità ed auto-ironia; inoltre l'A. si ribella ai pregiudizi e rivendica con forza il suo diritto ad essere considerato una persona normale, confessa i suoi desideri di ragazzo e scrive poesie.
Autore: Birger Sellin
Data: 1995
 
Le AA. riportano un progetto di intervento educativo sperimentato in un Istituto per sordomuti di Roma. Il soggetto, una bambina pluriminorata da otto anni, presenta una completa inefficacia comunicativa nonostante la sua forte intenzionalità. Gli operatori, dopo una serie di risultati fallimentari, elaborano un progetto di intervento che, prescindendo dai normali canali di adattamento e socialità, privilegi gli aspetti relazionali. Utilizzano due tipi di strumenti: 1. gli audiovisivi, che permettono una rapida acquisizione di conoscenze e favoriscono lo sviluppo di abilità cognitive; 2. una forma di comunicazione visivo-gestuale definita LIS (Lingua Italiana dei Segni), in modo che il soggetto possa imparare a decontestualizzare, cioè ad utilizzare il segno e non il contatto diretto con l'oggetto. La bambina non solo scopre la propria capacità comunicativa, ma inizia anche a collaborare attivamente e a recepire le nuove stimolazioni didattiche.
 
Le AA. riportano un progetto di intervento educativo sperimentato in un Istituto per sordomuti di Roma. Il soggetto, una bambina pluriminorata da otto anni, presenta una completa inefficacia comunicativa nonostante la sua forte intenzionalità. Gli operatori, dopo una serie di risultati fallimentari, elaborano un progetto di intervento che, prescindendo dai normali canali di adattamento e socialità, privilegi gli aspetti relazionali. Utilizzano due tipi di strumenti: 1. gli audiovisivi, che permettono una rapida acquisizione di conoscenze e favoriscono lo sviluppo di abilità cognitive; 2. una forma di comunicazione visivo-gestuale definita LIS (Lingua Italiana dei Segni), in modo che il soggetto possa imparare a decontestualizzare, cioè ad utilizzare il segno e non il contatto diretto con l'oggetto. La bambina non solo scopre la propria capacità comunicativa, ma inizia anche a collaborare attivamente e a recepire le nuove stimolazioni didattiche.
 
Il volume raccoglie gli atti di due recenti convegni sulle tematiche del ritardo mentale e dell'autismo, spaziando dalle problematiche di ordine clinico all'integrazione scolastica passando dalle diverse tecniche di riabilitazione fino all'utilizzo dell'informatica, soffermandosi anche su tecniche particolari quali l'approcchio TEACCH, la comunicazione aumentativa alternativa, l'arteterapia e la pet-therapy.
 
Una cinquantina di non vedenti hanno terminato i corsi per utilizzatori ciechi del Pc-Vox, riconquistando l'autonomia nella scrittura e nella lettura grazie ad un programma di sintesi vocale che comunica all' utente tutti i caratteri e i contenuti presenti sul video. Tale sistema, promosso dall' Associazione Radio Club Ciechi d' Italia, consente un controllo efficace del testo scritto ed una sua comunicazione diretta con i vedenti tramite stampante, permettendo, ad esempio, un inserimento naturale nella normale attività scolastica. In campo professionale divengono accessibili ai non vedenti programmi di archivio e di contabilità o si facilitano lavori di centralino, sistema Rubivox per rubriche telefoniche. Nel settore telematico si studia l' interfacciamento con sistemi teletext e videotext guardando all' editoria elettronica come unico modo di accesso alla cultura bibliotecaria per i non vedenti. Particolare interesse si rivolge all' impiego di CD Rom per la loro maneggevolezza e compatibilità con la sintesi vocale
 
Non esistono molti studi che indaghino l'apprendimento in campo matematico degli studenti sordi. L'A. presenta alcuni risultati prodotti dalla ricerca internazionale per illustrare poi la sua indagine volta ad analizzare il ruolo rivestito da rappresentazioni grafiche, geometriche, iconiche e simboliche nell'apprendimento della matematica. L'obiettivo è quello di realizzare rappresentazioni digitali, dinamiche e interattive, basate sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. In particolare descrive il lavoro di ricerca che ha portato allo sviluppo del sistema Alnuset, progettato per favorire l'apprendimento in campo algebrico da parte di studenti sordi.
Autore: Giampaolo Chiappini
Data: 2007
 



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