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Bibliografia

Durante il Convegno di Rimini è stata presentata un'esperienza secondo la quale è possibile utilizzare il 'computer' anche nel recupero di bambini con gravi difficoltà di apprendimento. Questo strumento è stato affiancato alle normali terapie di psicomotricità e logopedia, all' interno delle strutture pubbliche riabilitative. I bambini interessaati sono portatori di handicap cognitivi, cioè presentano soprattutto difficoltà nell' apprendimento della lettura e della scrittura. Secondo la teoria procedurale dell' acquisizione delle competenze, che prende avvio dall' informatica, tali difficoltà di apprendimento sono interpretabili come errori nell' applicazione di alcune procedure cognitive generali. L' errore, tuttavia, va analizzato e compreso a fondo, perchè proprio attraverso di esso si arriva a sviluppare nel soggetto una data abilità. Si può utilizzare, così, la costruzione di algoritmi e diagrammi a blocchi nella comunicazione didattica, per guidare lo sviluppo delle capacità logiche di base, con fini di espressione, previsione e azione diretta sulla realtà. In particolare, possono essere risolti i problemi di linguaggio, soprattutto il passaggio da significante a significato, mediante i linguaggi artificiali. In generale, un'impostazione didattica deve considerare le differenze tra i bambini nei ritmi di apprendimento, nello sviluppo mentale e le diverse capacità di ritenzione individuali. Dopo aver elaborato una diagnosi sull' handicap, l' insegnante può predisporre itinerari individualizzati, basati sulle esigenze di sviluppo specifiche del singolo bambino. Nell' esperienza citata sono stati utilizzati, ad es., lo "structured reinforcement" (per la rilevazione oggettiva delle conoscenze, la registrazione dei progressi e dei risultati, ad es. nella balbuzie ed altre difficoltà di lettura), i "mathematical skills" (per le abilità logico-matematiche), i video-giochi (per la capacità di previsione, la motricità fine, il coordinamento) e il "word processing" (molto positivo soprattutto nei suoi ultimi sviluppi)
 
Si illustrano le connessioni tra la natura del linguaggio umano, la sua funzione cognitiva e le componenti "hardware" e "software" e dell'anima all' interno dell' evoluzione umana, a partire dallo studio delle patologie linguistiche. Tra il 1600 e l' 1800 si fronteggiano due partiti: il "naturale", che sostiene il metodo oralista, e "l' artificiale", che difende il tradizionale metodo segnico-manuale. Il modello proposto da quest' ultimo riconosce l' assoluta priorità del pensiero sul linguaggio e rafforza l' addestramento sintattico puntando al livello semiotico dell' educazione linguistica fondato su un impianto di tipo relazionale. Nel 1700, dopo un lungo periodo di predominio degli artificialisti, J. C. Amman propone un tipo di sintassi sinergica, basata sull' associazione tra parole invece che singole lettere, simile al metodo sinergico sfruttato dall' Intelligenza Artificiale contemporanea. Viene così messa in luce la limitatezza intrinseca del segno non vocale, dovuta al sovraccarico grammaticale e alla difficoltà procedurale nell' apprensione personalizzazione e concretizzazione degli apparati cognitivi. Nel '900, con O. Sacks e K. Goldstein, si ha la critica della neurologia meccanicistica e l'affermazione dal punto di vista olistico, mentre con R. Jakobson si indaga sulle afasie sintattiche e semantiche
Autore: Antonino Pennisi
Data: 1989
 



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