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«Riesco a parlare soltanto con il mio pc ma a scuola non me lo fanno utilizzare»

14/11/2008

PONTEDERA - «Per loro sono l'ignobile ritardato che non vuole stare al suo posto. Infatti non ci sto, punto in alto. Voglio scrivere dappertutto il mio pieno diritto all'istruzione, in vista anche di un lavoro e dei diritti di chi verrà dopo di me. E ce la farò, un grazie ai miei compagni di classe che mi hanno fatto sentire dei loro».
Walter scrive sul blog i suoi pensieri. E' il suo spazio. Lo ha creato l'estate scorsa per esprimere quello che un ragazzo di 15 anni ha dentro. Un mezzo per dimostrare che con la tecnica della “comunicazione facilitata” la disabilità può essere vinta. Che anche lui può raccontarsi, emozionare, studiare con la sua tastiera speciale. Un modo per urlare all'Istituto Montale dove lui è iscritto al secondo anno di Scienze sociali che “io esisto e voglio imparare”.
«Il mio bimbo è disabile grave, sta in carrozzina, non parla ma studia, apprende. Purtroppo a scuola non ha modo di dimostrare ciò che impara, perchè non viene utilizzato un adeguato sistema di verifica. Da un anno ci stiamo battendo per questo, ma è come sbattere in un muro di gomma», si sfoga mamma Rossella. Di mestiere faceva l'assistente sociale. Il padre lavora al genio civile. Con la moglie stanno portando avanti la loro battaglia di “inclusione” da Crespina dove vivono.
Così dalla provincia di Pisa, la storia di Walter fa il giro del web, raccontata nei dettagli dal gruppo italiano Genitori tosti, di cui anche Rossella fa parte. Tutti insieme hanno scritto una lettera di denuncia alla dirigente dell'istituto Montale, all'Ufficio scolastico di Pisa e all'Ufficio scolastico per la Toscana. Attualmente il ragazzo è seguito da 3 insegnanti di sostegno, per l'area tecnica, scientifica e umanistica. In aggiunta c'è un assistente specialista all'autonomia e alla comunicazione in servizio per 12 ore, fornita dalla Asl.«E' fondamentale che a mio figlio qualcuno prenda appunti, in modo che quando torna a casa io li rileggo e lui impara. Eppure spesso Walter arriva a casa con scarabocchi illeggibili, oppure solo i titoli delle cose che trattano in classe». A Rossella non sfugge niente. Anche se il vero problema arriva con le verifiche. «Walter è capace di indicare e quindi strutturandogli prove equipollenti ad esempio a risposta multipla ha modo di indicare la risposta giusta su cartellini che gli vengono messi davanti, ma bisogna che chi gli sottopone le prove sappia dargli lo stimolo tattile adeguato. Tanto più che mio figlio ha sempre con sé la tastiera per la comunicazione facilitata sui cui potrebbe scrivere i suoi pensieri. Per facilitarlo occorre apprendere il modo di utilizzare la tecnica con lui, ma nessuno nella scuola senbra essere interessato a farlo». In altre parole, da settembre ad oggi, le insegnanti di sostegno non hanno ancora incontrato i genitori di Walter per un confronto. Intanto lo scorso anno il ragazzo è stato promosso. «Del percorso fatto alle medie, con metodo consigliati dalla Asl simili al pc e tastiera, non si deve tener conto. Così mi dicono al Montale. Dunque si ricomincia da capo, con insegnanti di sostegno che dicono di saper già tutto, eppure non sanno come fare per le verifiche a mio figlio. E allora? Mi chiedo inoltre perché l'attuale assistente all'autonomia e comunicazione, fornita dalla Asl per 12 ore la settimana, non può essere utilizzata per l'appoggio durante le verifiche visto che riesce ad interagire con mio figlio. Forse ci vogliono convicere ad accettare il percorso differenziato, in cui Walter finalmente “starebbe al suo posto” invece di pretendere d'esser “pari agli altri”. Noi chiediamo solo che nostro figlio possa esprimere, con i suoi mezzi e con le sue possibilità».
(fonte: PressIntegrazione anno VI / n. 612 del 05-11-2008 - Il Tirreno)